Dalle radici al cosmo
Il viaggio dell'umanità tra spazio, tempo e divino
Dal livello locale al globale e cosmico, l'uomo cerca il divino.
Dalle radici al cosmo
Il viaggio dell'umanità tra spazio, tempo e divino
Dal livello locale al globale e cosmico, l'uomo cerca il divino.
Il viaggio dell'umanità tra spazio, tempo e divino
Questo presepe nasce come un viaggio.
Non rappresenta solo la Natività, ma il cammino dell’uomo attraverso le epoche, i suoi mutati rapporti con il divino e il modo in cui sono cambiati lo spazio e il tempo in cui questo rapporto si è formato.
La sua forma verticale - i pastori che risalgono il tronco e la Natività posta al centro - diventa il simbolo di un’ascesa millenaria: dalle radici del mondo antico fino all’infinito cosmico del nostro presente.
Sopra la scena sacra, a completare il percorso, brillano galassie e pianeti.
1. La dimensione locale: spazio raccolto, tempo circolare, divino vicino.
All’inizio della storia umana l’uomo vive nella dimensione locale. Lo spazio è piccolo, misurabile, familiare: il villaggio, la terra coltivata, il cielo come un tetto. Ma anche dentro questa stessa epoca, lo spazio e il tempo non sono uguali per tutti: per il contadino, l’orizzonte sono i campi e il bosco vicino; per chi vive in una piccola città antica, lo spazio si amplia in vie, mercati; per i pastori o i nomadi lo spazio è già più esteso, pur mantenendo un ritmo naturale.
Il tempo è ciclico, scandito dalle stagioni e dai riti, ma varia anch’esso: nei villaggi è lento e ripetitivo, nelle città è leggermente più dinamico.
In questo mondo compatto il divino è percepito come vicino: presente nei cicli della vita, nei raccolti, nelle feste, nella ripetizione rassicurante del tempo.
In una realtà così raccolta, anche i rapporti tra gli uomini sono stretti: la vicinanza degli spazi crea legami inevitabili, condivisi. L’ordine sociale e quello sacro formano un’unica trama. Il divino non è un altrove: è una presenza che custodisce il ritmo della comunità.
2. La dimensione globale: spazio dilatato, tempo accelerato, divino che si allontana.
Con l’espansione delle società l’umanità entra nella dimensione globale. Lo spazio si allarga, si moltiplica: nuove terre, nuovi popoli, nuovi movimenti, nuove rotte. Ma anche in questa era lo spazio non è percepito allo stesso modo da tutti: nei piccoli paesi lo spazio rimane vicino e locale; nelle città si fa complesso, popolato; per i viaggiatori diventa vasto, continentale, quasi illimitato. Il tempo accelera: innovazioni, scambi, trasformazioni si susseguono rapidamente. Ma anche qui il tempo non scorre uguale ovunque: lento nei paesi, instabile nelle città, frenetico nelle grandi potenze commerciali.
Questo “allargamento” modifica i rapporti umani: più spazio significa più distanza, più possibilità ma anche più separazione. Ciò che prima era vissuto insieme ora scorre spesso in solitudine.
Come gli uomini sembrano allontanarsi tra loro, così anche il divino sembra allontanarsi nello spazio: non più intrecciato alla vita quotidiana, ma percepito come un orizzonte sempre più remoto.
Il simbolo più potente di questa distanza è la Creazione di Adamo di Michelangelo: la mano dell’uomo e la mano di Dio che si avvicinano senza toccarsi. L’immagine perfetta e ricorrente di un’umanità che da sempre aspira al divino, ma sente di non riuscire a raggiungerlo del tutto.
In questa distanza nasce anche un pensiero ricorrente: che forse spetti all’uomo ricominciare il cammino, tornare indietro per ritrovare ciò che ha perduto, ripercorrere i propri passi come se il senso potesse trovarsi nel ritorno più che nell’arrivo.
3. La dimensione cosmica: spazio infinito, tempo frammentato, divino irraggiungibile
Lo spazio non è più solo grande: è infinito. E anche dentro questa stessa dimensione la percezione cambia radicalmente: nelle piccole comunità la vita resta locale; nelle metropoli globalizzate lo spazio è planetario; nella realtà contemporanea lo spazio è galattico. Il tempo è anch’esso molteplice: lento nella vita quotidiana, rapidissimo nella tecnologia, frammentato nei media e profondissimo nella cosmologia, che parla di miliardi di anni. In questo scenario il divino sembra più distante che mai: non solo fuori portata, ma quasi collocato in un’altra dimensione. Nell’era cosmica cambia anche il modo di pensare il tempo. La fisica moderna suggerisce che passato, presente e futuro non siano del tutto separati, ma parti di un’unica struttura: lo spazio-tempo. È come se gli eventi non scorressero uno dopo l’altro, ma convivessero, collegati da legami profondi. Nella dimensione cosmica il tempo appare come un insieme: un “tutto presente” in cui ogni istante dialoga con gli altri.
In questo orizzonte il divino non è più solo ciò che viene o ciò che è stato, ma ciò che attraversa ogni momento: il punto fermo dentro un universo che tiene insieme tutti i tempi.
È proprio in questa vastità che emerge un pensiero sorprendentemente moderno: lo stoicismo.
Gli Stoici, vivendo in un mondo che si faceva sempre più grande, compresero un rischio: smarrirsi nella vastità. Per loro il divino non è lontano: è il logos, la Ragione cosmica che permea tutto. Ma più il mondo si amplia, più l’uomo deve cercare un centro dentro di sé. Lo stoicismo diventa nel presepe un punto di equilibrio: ricorda che l’ascesa verso il divino non è solo un percorso nella storia o nello spazio, ma soprattutto un cammino interiore.
Per rendere visibile questo insegnamento, lungo il tronco appare una figura che non guarda la Natività ma si rivolge a chi osserva. Mentre tutti salgono, lui si ferma e invita ciascuno a domandarsi: Qual è il mio cammino? È la voce silenziosa della filosofia stoica: la ricerca della virtù inizia dentro di noi.
5. Il Presepe: la ricomposizione di spazio e tempo
Proprio qui il presepe offre una risposta luminosa. Al centro dell’albero troviamo un Dio che si fa piccolo. La Natività diventa il punto in cui tutto si ricompone: lo spazio del divino torna vicino, abitabile, umano. Dove l’uomo non può più raggiungere Dio, Dio scende.
Come osserva Pompeo Maritati in Ma dove va il tempo?, la nostra esistenza non si svolge entro una semplice linea che scorre, ma dentro una dimensione più complessa, quasi un’unica trama in cui passato, presente e futuro si richiamano continuamente. Il tempo, in questa lettura, non avanza soltanto: ascolta e risponde, tenendo insieme ciò che sembra distante.
La visione cristiana del tempo, che è lineare e orientata verso un compimento, non si oppone a questa prospettiva: la completa. Se Maritati aiuta a cogliere l’intreccio degli istanti, la fede cristiana mostra che tale intreccio non è chiuso in sé, ma ha una direzione, un senso che avanza verso un incontro.
Il tempo, allora, è al tempo stesso intreccio e cammino: trama che unisce e storia che procede.
Il presepe diventa così il luogo in cui queste due dimensioni si riconciliano: le radici nel passato, la scena della Natività nel presente, le galassie in cima come proiezione del futuro. In un solo sguardo, lo spettatore percepisce che il tempo può trovare un ordine: non come rigidità, ma come armonia tra ciò che è stato, ciò che accade e ciò che ancora deve rivelarsi.
6. L’albero come asse del mondo
L’albero che ospita il presepe è il simbolo dell’asse del mondo: radici nel passato, tronco nella storia, cima nell’incontro tra umano e divino. Come nello spazio-tempo della fisica moderna, passato, presente e futuro non sono separati ma parti di un’unica struttura: l’albero mostra che le epoche si tengono insieme, in continuità.
La teoria quantistica suggerisce qualcosa di simile: due particelle legate continuano a influenzarsi anche a distanza. Allo stesso modo, la storia dell’umanità risuona attraverso le ere: ciò che è in basso dialoga con ciò che è in alto. A questa visione si avvicina anche la relatività di Einstein, che mostra come spazio e tempo non siano assoluti ma dipendano dal punto in cui l’osservatore si colloca. In una “scala piccola” l’individuo percepisce il tempo come lineare e misurabile; in una dimensione più ampia, invece, lo vede dilatarsi, intrecciarsi con lo spazio. E come cambia la percezione del tempo, così cambia la percezione del rapporto tra gli uomini e con il divino: la prossimità, la distanza, l’attesa e l’incontro assumono significati diversi a seconda del “punto” da cui si guarda. I pastori che risalgono l’albero attraversano così non solo la storia, ma anche le dimensioni dello spazio e del tempo, fino alla cima, dove la Natività brilla tra galassie e pianeti.
Conclusione
Questo presepe racconta la storia dell’umanità: dal mondo raccolto delle origini all’infinità del cosmo, dal tempo ciclico al tempo frammentato, dalla vicinanza originaria alla distanza moderna.
Eppure, al centro dell’albero, tutto si ricompone. L’uomo sale… ma è Dio a scendere.
La distanza che sembra incolmabile, come nella Creazione di Michelangelo, trova finalmente un punto di contatto: un bambino posto tra le stelle e il mondo. E in questo incontro, il cammino eterno dell’uomo - quello che lo spinge a tornare, a cercare, a risalire - trova finalmente il suo compimento. Il tempo, come ci ricorda Maritati, non è solo ciò che passa, ma ciò che può essere abitato e ricomposto, e il presepe ne diventa l’immagine tangibile.
Dove si trova?
Il presepe è stato realizzato a Reggio Calabria nel quartiere di Gallico Marina.
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